
«Io sono Khepri al mattino, Ra a mezzogiorno e Atum alla sera» Khepri è rappresentato in Terra dallo Scarabeo stercorario. Lo scarabeo stercorario (Scarabeus sacer) si distingue per l'esemplare sollecitudine che dimostra verso la prole. Si nutre di escrementi e le zampe larghe fatte per scavare permettono non solo di elaborare completamente questo materiale, ma anche di preparare il terreno sotto il letame, per costruire le gallerie che lo costudiranno. Se il cibo è destinato alla prole, lavorano lo sterco e ne fanno delle pallottole grosse come noci. Quindi le ingrandiscono finché le pallottola ha preso le dimensioni di un pugno, rotolandola per farla compattare. In seguito viene sotterrata e la femmina depone al suo interno le uova così che alla nascita le larve abbiano a disposizione una grande riserva di cibo. Lo scarabeo simboleggiava il rinnovamento e la resurrezione e la sfera di sterco era il Sole che rinnovava il suo potere dopo il solstizio. Khepri era chiamato “scarabeo del cuore” perché, scolpito in pietra, veniva posto sulla mummia in corrispondenza del cuore con incise le formule XXX e LXXV del Libro dei Morti. Secondo la mitologia egizia, Khepri (chiamato anche Kheper, Kheprer o Khepera) nacque autocreandosi dalla propria stessa sostanza. Si accoppiò poi con la propria ombra e diede alla luce Shu, l'aria, e Tefnut, l'umidità. Dall'unione di Shu e Tefnut nacquero Geb, la Terra, e Nut, il cielo. Essi, a loro volta generarono le grandi divinità Osiride, Iside, Seth e Nefti. Questo gruppo di nove dei era adorato in un sistema cosmologico noto con il nome di Enneade, o la “Compagnia dei Nove Dei”. Poiché si credeva che lo scarabeo fosse l'incarnazione di Khepri, si indossavano gli amuleti a forma di scarabeo per assicurarsi la sua protezione. Anche molti soldati romani portavano in battaglia anelli con immagini di scarabei. |
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