TUVIXEDDU: UN COLLE DA SALVARE
Giovanni Lilliu (Barumini, 13 marzo 1914) è un archeologo, pubblicista e politico italiano, nato in provincia di Cagliari, è ritenuto il massimo conoscitore della Civiltà nuragica. Archeologo di fama internazionale, Giovanni Lilliu è conosciuto soprattutto per aver riportato alla luce la reggia nuragica Su Nuraxi, dichiarata nel 2000 patrimonio dell'umanità da parte dell'UNESCO. Laureatosi in Lettere classiche, è stato allievo di Ugo Rellini alla "Scuola Nazionale di Archeologia" a Roma ove ha ottenuto la specializzazione. Dal 1943 al 1945 ha operato nella "Soprintendenza alle Antichità della Sardegna" Nel 1955 ha fondato e diretto per venti anni la "Scuola di specializzazione di Studi Sardi" dell'Università di Cagliari ricoprendo anche il ruolo di Professore ordinario di Antichità sarde. Successivamente è stato Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia presso la stessa Università. È membro di numerosi istituti scientifici italiani e stranieri, dal 1990 è membro dell'Accademia dei Lincei. CONFERENZA DI LEGAMBIENTE DEL 23 FEBBRAIO 2008 TUVIXEDDU: UN COLLE DA SALVARE INTERVENTO DEL PROF. GIOVANNI LILLIU (accademico dei lincei) L’undici marzo del 1981, essendosi trasferita la cementeria che l’aveva non poco ferita nel lungo tempo richiamavo l’attenzione sulla tutela ambientale e culturale della dorsale di Tuvixeddu, resasi in certa misura libero ma che vedevo esposta a nuove e più preoccupanti insidie. Il timore si appuntava maggiormente sulla necropoli punico-romana la più vasta area archeologica della città di Cagliari e tra le più importanti del mondo semita del mediterraneo occidentale. Mezzo migliaio e più di sepolture insediate sulla roccia calcarea, in parte dissotterrate con fruttuosi scavi e in parte ancora nascosti di varia tipologia ( a pozzo, a fossa a camera a colombario; talune di bella architettura, altre con simboli scolpiti e dipinti, testimonianza di una storia prolungatasi dal settim al terzo secolo a.c. a cui i ricchi corredi impreziosiscono il museo cagliaritano (ultimo eccezionale recupero un busto maschile in terracotta del V secolo a.c. Ma si aggiungeva in me , allora, l’apprensione per l’eventuale attacco al valore economico (di natura e di paesaggi) della zona. L’area era stretta dalle tenaglie delle abitazioni che avevano inguaiato non poche delle tombe architettoniche a valle lungo il viale S. Avendrace. Erano presenti per i restanti le mire della speculazione edilizia. Temendo dunque, i Barberini, o meglio i barbari moderni muovevo un appello e una proposta per fare delle aree di Tuvixeddu delle pertinenze un grande parco archeologico pubblico, aperto e fruibile in ogni suo aspetto, onde migliorare la qualità della vita e offrire un’immagine di Cagliari che valesse ad attirare l’attenzione e fermare la gente che veniva a visitare da fuori e di dentro. Al proposito auspicavo un impegno concorde dello Stato e della Regione. Ma come avviene di solito delle riflessioni sono rimasti gli intenti , cui non hanno fatto seguito le opere. Sembra però che dove non opera il Pubblico, voglia operare il privato: un “Consorzio” una “Coimpresa” che ha apprestato un piano di recupero in attesa del verdetto del civico Palazzo. A giudicare da quanto emerge dalla lettura dei giornali la cosa che si vorrebbe realizzare in un’area di inestimabile valore paesaggistico, ecologico e con preziosissimo bene culturale e storico a me appare di grosso ingombro e starei per dire del tutto impertinente. E’ chiaro nel piano l’enfasi del privilegio privato, a scapito dell’utilità pubblica e della comunità popolare cittadina. L’individuazione degli spazi riferiti alla valorizzazione del bene culturale è alieno da una serie di verifiche sul terreno delle presenze archeologiche emergenti e di quelle verosimilmente presenti nel sottosuolo. Non vi rientra la misura del parco di Tuvixeddu che in estensione va ben oltre i ventisei ettari previsti a sedime. L’area archeologica occupa l’intera distesa di longitudine della dorsale con l’acquedotto romano in speco. Inoltre il parco va concepito o andrebbe realizzato in concerto col parco archeologico dell’area di Santa Gilla a cui si connette organicamente. L’ipotesi di un museo di cui non si precisa la specifica valenza ha senso in quanto al di fuori del contesto museale della città di cui ancora oggi si discute per meglio definire nella sua articolazione i contenuti e le localizzazioni. Mi pare infine che non siano state valutate le difficoltà e gli sfasci che potrebbe procurare il tunnel disegnato tra la via Cadello e l’inizio di S. Avendrace, che verrebbe a tagliare in più punti (essendo disposta a gradoni la necropoli) la presenza archeologica punica e romana. Insomma credo che di questo progetto si debba parlare a lungo e senza reticenze, e auguro che nella discussione intervengano, oltre le istituzioni e le istanze pubbliche in materia di beni architettonici e culturali, le associazioni ecologiche, i dipartimenti delle università competenti, e soprattutto i cittadini pensosi del futuro della loro città. Giovanni Lilliu |


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